La valutazione e la gestione del rischio elettrico sono obblighi previsti dalla normativa, nello specifico dall’articolo 80 del D.Lgs. 81/08, che stabilisce che il datore di lavoro debba prendere tutte le misure necessarie per salvaguardare i propri lavoratori dai rischi di natura elettrica a cui potrebbero essere esposti durante l’attività lavorativa.
Quello elettrico è uno dei rischi più insidiosi, essendo spesso invisibile e potenzialmente letale. L’energia elettrica, pur essendo indispensabile in praticamente qualsiasi settore lavorativo, può comportare numerosi rischi, che devono essere identificati, analizzati e mitigati.
Proprio per questo, all’interno di questo articolo ti forniremo una guida chiara e approfondita su come valutare e gestire correttamente il rischio elettrico.
Cosa si intende per rischio elettrico?
Il rischio elettrico deriva dal contatto diretto o indiretto con una parte non protetta o attiva di un impianto elettrico. Ci sono settori, come il metalmeccanico e l’edilizio, in cui questo rischio è molto comune, essendo che i lavoratori operano spesso in prossimità di fonti di alimentazione elettrica. In base al livello di rischio elettrico, possiamo distinguere tre tipologie di attività, che devono essere svolte da lavoratori formati e qualificati:
- Lavori sotto tensione: quelli che vengono effettuati su parti sotto tensione di impianti elettrici;
- Lavori in prossimità di tensione: effettuati in prossimità dalle parti sotto tensione di un impianto elettrico;
- Lavori fuori tensione: effettuati su impianti elettrici fuori tensione.
Quali sono i pericoli legati al rischio elettrico?
Il rischio elettrico può esporre i lavoratori a diverse tipologie di pericoli, primo fra tutti la folgorazione (o elettrocuzione). Quest’ultima avviene quando la corrente elettrica attraversa il corpo umano in seguito a un contatto diretto o indiretto, causando gravi o fatali conseguenza al cuore, ai muscoli e al sistema nervoso.
Oltre alla folgorazione, il rischio elettrico può essere associato anche a pericoli come incendi ed esplosioni. Cortocircuiti, malfunzionamenti o sovraccarichi di energia, infatti, possono essere la causa d’innesco di un incendio. In questo caso, è a rischio non solo l’incolumità dei lavoratori, ma anche l’integrità della struttura lavorativa. Inoltre, se nell’ambiente di lavoro sono presenti gas o vapori infiammabili, una banale scintilla elettrica potrebbe anche provocare esplosioni, con conseguenze ancora più devastanti.
Come redigere il documento di valutazione del rischio elettrico?
La valutazione del rischio elettrico può essere realizzata tramite uno specifico e autonomo documento di valutazione, oppure può essere integrata all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
In entrambi i casi, è necessario partire da una distinzione: l’esposizione al rischio elettrico deriva dall’utilizzo di dispositivi elettrici da parte di utenti generici, oppure da attività specifiche realizzate direttamente dai lavoratori su linee o impianti elettrici?
Nel primo caso, il datore di lavoro deve assicurarsi che tutti i dispositivi elettrici utilizzati siano conformi alle normative e adatti alla tipologia e all’ambiente di lavoro; che vengano utilizzati in modo corretto e sicuro da parte tutti gli utenti, e che siano periodicamente sottoposti a controlli per verificarne lo stato.
Nel secondo caso, invece, il datore di lavoro deve fornire ai lavoratori una formazione specifica per operare su linee e impianti elettrici, assicurandosi che siano idonei allo svolgimento di attività su parti sotto tensione. Deve inoltre definire specifiche procedure di lavoro e fornire ai lavoratori tutti i Dispositivi di Protezione Individuale di 3° categoria necessari.
Requisiti per la conformità degli impianti elettrici
Prima di procedere alla valutazione del rischio elettrico, tuttavia, il datore di lavoro deve assicurarsi che gli impianti elettrici siano stati progettati e installati in modo conforme alle normative vigenti, seguendo la regola dell’arte, come previsto dal D.M. 37/08. Secondo le disposizioni di quest’ultimo, infatti, l’installatore dell’impianto deve rilasciare al committente la dichiarazione di conformità degli impianti (DICO) al termine dei lavori.
Inoltre, un impianto elettrico può essere definito come “conforme” se:
- Mantiene nel tempo i livelli di sicurezza iniziali;
- Viene periodicamente verificato il funzionamento delle parti soggette a usura.
Quali sono le responsabilità del datore di lavoro?
Il datore di lavoro è colui che ha un ruolo centrale nella valutazione e gestione del rischio elettrico. Oltre a garantire la conformità degli impianti elettrici alla normativa, deve:
- Valutare e documentare i rischi, predisponendo un piano di gestione che includa misure di prevenzione e interventi correttivi.
- Formare i lavoratori, assicurandosi che tutto il personale sia consapevole dei rischi e sappia come prevenirli.
- Designare figure responsabili, attribuendo ruoli come PES (Persona Esperta), PAV (Persona Avvertita) e PEI (Persona Idonea), così da garantire una gestione sicura degli impianti.
Conclusione
Se la tua azienda ha bisogno di un supporto per la valutazione del rischio elettrico all’interno dei propri ambienti di lavoro, noi di Proteko siamo a tua completa disposizione con un team di esperti pronti ad aiutarti. Contattaci per maggiori informazioni e per prenotare la tua consulenza!
