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Piano Operativo di Sicurezza: come e quando redigere il POS

Data di pubblicazione

Garantire la sicurezza nei cantieri non significa solo rispettare quanto previsto dalla normativa, ma anche e soprattutto tutelare le persone che ogni giorno vi lavorano.

In questo ambito, tra i documenti fondamentali previsti dalla normativa c’è il Piano Operativo di Sicurezza (POS), essenziale per pianificare in modo chiaro e concreto tutte le misure necessarie per prevenire incidenti, e per gestire in modo sicuro le attività operative.

Sapere cos’è il POS, quando va redatto e quali informazioni deve contenere è essenziale per ogni azienda che lavora nel settore edile, o in qualsiasi settore con lavori temporanei o mobili.

All’interno di questo articolo vedremo quindi come si struttura il POS, chi deve occuparsene, quando è obbligatorio e quali sono le differenze principali rispetto ad altri documenti previsti dalla normativa, come il PSC.

Cos’è il POS con modello semplificato?

Per le aziende che operano all’interno di cantieri di dimensioni ridotte o con attività standardizzate, il Ministero del Lavoro ha introdotto il modello semplificato di POS (Decreto Interministeriale 9 settembre 2014).

Il modello semplificato contiene campi precompilabili e schede standard che semplificano la redazione del POS, pur mantenendo tutte le informazioni obbligatorie:

  • Dati identificativi dell’impresa e del cantiere;
  • Descrizione delle lavorazioni;
  • Valutazione dei rischi specifici;
  • Misure di prevenzione e protezione;
  • Dispositivi di protezione individuale (DPI) utilizzati;
  • Procedure di emergenza.

È una soluzione pratica pensata per facilitare il lavoro delle PMI, senza però ridurre il livello di sicurezza richiesto.

Quando è obbligatorio il POS?

Il POS è obbligatorio per tutte le imprese esecutrici che operano all’interno di un cantiere temporaneo o mobile, anche se il cantiere è di piccole dimensioni o se è presente una sola impresa.

In altre parole, ogni impresa deve redigere il proprio POS, indipendentemente dal fatto che esista o meno un coordinatore per la sicurezza o un PSC.

Non redigere il POS significa operare fuori legge e, soprattutto, senza un piano strutturato di tutela dei lavoratori.

Da chi viene redatto il POS?

Il POS deve essere redatto dal datore di lavoro dell’impresa esecutrice, eventualmente con il supporto del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) o del coordinatore per la sicurezza.

Il documento deve essere firmato e tenuto in cantiere, a disposizione degli organi di vigilanza, del committente e del coordinatore della sicurezza.

Sanzioni per mancata redazione

La mancata redazione del POS è una violazione grave del D.Lgs. 81/2008 e che può comportare gravi sanzioni per il datore di lavoro, come:

  • Arresto da tre a sei mesi;
  • Ammenda da 2.500 a oltre 6.000 euro;
  • Possibile fermo del cantiere fino alla regolarizzazione.

Oltre a questi aspetti sanzionatori, è importante ricordare che in caso di infortunio, l’assenza o l’incompletezza del POS può aggravare le responsabilità civili e penali dell’impresa.

Elementi da includere

Per essere considerato completo, un POS deve contenere i seguenti elementi:

  • Dati dell’impresa e del datore di lavoro;
  • Descrizione dettagliata del cantiere e delle attività svolte;
  • Elenco dei lavoratori e delle mansioni;
  • Individuazione dei rischi specifici per ciascuna lavorazione;
  • Misure di prevenzione e protezione adottate;
  • DPI forniti e modalità d’uso;
  • Procedure di emergenza e gestione del primo soccorso;
  • Eventuali interferenze tra attività diverse e misure di coordinamento.

Un errore che viene commesso spesso nella redazione del POS è limitarsi a compilare un “documento tipo”. Il Piano Operativo di Sicurezza, infatti, deve essere personalizzato e aderente al contesto reale del cantiere, e non a un contesto “generico”.

Fasi di presentazione

Prima dell’inizio dei lavori, il POS deve essere trasmesso al coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (CSE) o, se non presente, al committente.

Il coordinatore deve verificarne la coerenza con il PSC e, in seguito, può richiedere eventuali integrazioni o modifiche. Solo dopo l’approvazione del POS l’impresa può iniziare le attività operative in cantiere.

Durante l’esecuzione dei lavori, il documento deve essere aggiornato ogni volta che intervengono variazioni significative nelle lavorazioni, nel personale o nelle attrezzature utilizzate.

Differenze tra POS e PSC

Il Piano Operativo di Sicurezza (POS) viene redatto da ogni impresa esecutrice, mentre il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) viene redatto dal coordinatore per la sicurezza nominato dal committente nei cantieri con più imprese.

Il PSC ha una funzione di coordinamento generale, mentre il POS va più nel dettaglio, elencando le misure operative dell’impresa.

In sintesi:

  • Il PSC ha un valore collettivo e strategico;
  • Il POS ha un valore specifico e operativo. 

Entrambi sono strumenti complementari e devono essere coerenti tra loro.

Quanto costa redigere un Piano Operativo di Sicurezza?

Il costo della redazione del POS può variare in base a diversi fattori: complessità del cantiere, numero di lavorazioni, necessità di sopralluoghi e livello di dettaglio richiesto.

Per la redazione, molte aziende scelgono di affidarsi a consulenti specializzati come quelli di Proteko, che offrono assistenza completa nella redazione, aggiornamento e gestione del POS.

Conclusione

Il POS rappresenta la base di ogni strategia efficace di sicurezza sul lavoro: redigerlo in modo corretto consente di prevenire infortuni, evitare sanzioni e migliorare l’organizzazione interna dell’impresa.

Con il supporto di Proteko, ogni azienda può contare su una consulenza qualificata e su documenti sempre aggiornati, pratici e conformi alle normative in vigore.

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